SIC IT3270017 e ZPS IT3270023 Delta del Po Veneto
Insieme fluviale caratterizzato da un tratto di fiume di rilevanti dimensioni e portata, con sistema deltizio, sistemi dunali costieri, zone umide vallive, formazioni sabbiose (scanni) e isole fluviali con golene e lanche, con associazioni tipicamente appartenenti alla serie psammofila e, limitatamente ad alcune aree, lembi relitti di foreste. L'ambito costituito dai rami fluviali del Po ospitana boschi igrofili di Salix sp.pl. e Populus alba. Nelle golene sono presenti praterie galleggianti di Trapa natans. Le singolari formazioni sabbiose alle foci, sui margini delle lagune, sono colonizzate da vegetazione psammofila e alofila. La parte valliva è caratterizzata dalla presenza di un complesso sistema di canneti, barene, canali e paludi con ampie porzioni utilizzate prevalentemente per l'allevamento del pesce. Il paesaggio naturale è caratterizzato da spazi d'acqua libera con vegetazione macrofitica sommersa e da ampi isolotti piatti che ospitano tipi e sintipi alofili.
Il Sito di Importanza Comunitaria include oltre al sistema deltizio, diversificato in valli e fasce litoranee, anche dal tratto terminale del fiume Po (da Melara fino alla foce) e di alcuni rami secondari (Po di Maistra, Po di Venezia, Po della Pila, Po delle Tolle, Po di Gnocca, Po di Goro). L'ambito natura 2000 è caratterizzato da 22 habitat, di cui sei prioritari, e da 102 specie, di cui quattro prioritarie.
La Zona di Protezione Speciale è parzialmente sovrapposta al SIC, differenziandosi per la minore estensione del sito lungo l'asta del Po (fino a Papozze), per l'inclusione di tutti i rami secondari (compreso il Po di Levante) e del sistema delle dune di Ariano nel Polesine. La ZPS si caratterizza per la presenza di 22 habitat, di cui sei prioritari, e da 107 specie, di cui quattro prioritarie.
La Sacca di Scardovari è la laguna più vasta del Delta veneto (3.200 ettari), in tale sacca l'habitat prioritario Lagune costiere* occupa circa il 90% della superficie. E' delimitata dai rami del Po di Tolle e di Gnocca, è collegata con il mare e quindi con acqua salata, con profondità medio-bassa (1,5 m) e canali per la navigazione; nella parte più a sud (Sacca di Bottonera) presenta fondali più bassi con apporto di acqua dolce. Attività economiche prevalenti sono la raccolta delle vongole e l'allevamento delle cozze nelle "peociare" (sorta di steccati in legno infissi nel sedimento), nonché la pesca. Sul suo lato occidentale si trovano l'Oasi di Ca' Mello e il relitto di Valle Bonello, ultima testimonianza delle vaste valli salmastre che la circondavano completamente. A sud la Sacca è bordata dalla parte terminale del Po di Gnocca o Donzella, una delle zone più selvagge rimaste nell'intero Delta: questa foce (detta "Bacucco") presenta vasti "bonelli" ricoperti di canneti estesi per 150 ettari, con tortuosi canaletti interni e chiari e uno scanno sabbioso a mare. Sono presenti tutte le specie di ardeidi. E' una zona ottima per le Albanelle minori, in quanto vi nidificano negli incolti almeno 2 coppie e sono state osservate concentrazioni interessanti nella fase post-riproduttiva (fino a 25 individui insieme); qui si raggiunge una delle densità più elevate di coppie nidificanti nel Delta di Gheppio (su tralicci e ruderi) e di Barbagianni. Nel periodo invernale si trova la maggior densità locale di Albanella reale ed è frequente l'incontro con Pellegrino e Smeriglio (fino a 3 individui insieme); il Gufo di palude è una presenza regolare. Il Falco pescatore si può incontrare a pesca nella Sacca tutto l'anno, in particolare da aprile a settembre nella parte meridionale. Da segnalare tra le rarità la Poiana codabianca e l'Aquila minore. I limicoli sono più rappresentati nella parte meridionale con la bassa marea, ad esempio la Beccaccia di mare (fino a 160 individui) soprattutto da marzo ad agosto, l'Avocetta (1.000 individui, febbraio) o la Pittima minore (settembre). E' un area di eccellenza per gabbiani e sterne: Gabbiano corallino, Sterna maggiore, Mignattino comune (fino a 5.000 ind.), Gabbiano del Caspio; inoltre, autentiche rarità a livello nazionale, quali nel 2001 Gabbiano di Sabine (BRICHETTI et alii, 2002), Gabbiano tridattilo e Sterna di Rüppell (BON & SEMENZATO, 2002). I Passeriformi son particolarmente presenti presso l'oasi di Ca' Mello durante il passo post-riproduttivo: presso la stazione di inanellamento vengono catturati tra le altre specie Pettazzurro, Forapaglie macchiettato e castagnolo, Salciaiola, Bigiarella. Tra gli anatidi spiccano Quattrocchi, Edredone, Moretta grigia e Smergo minore (fino a 100 individui; casi di estivazione); a parte lo Smergo minore però, le altre specie sono occasionali.
L'Oasi di Cà Mello è un'area umida relitta, di forma trapezoidale allungata e di circa 40 ettari di superficie, adiacente alla porzione nord-occidentale della Sacca dei Scardovari.Attualmente l'Oasi di Ca'Mello è gestita da Veneto Agricoltura (Azienda Regionale per i settori Agricolo, Forestale e Agro-Alimentare) e dal Consorzio di Bonifica Delta Po-Adige. L'area di studio è delimitata da arginature che racchiudono una superficie topografica situata fra il livello del mare ed i 0,7 m di quota; il sito è completamente circondato da superfici coltivate, in prevalenza risaie, ad eccezione del lato meridionale, adiacente alla Sacca dei Scardovari e separato da questa da una consistente arginatura.
Dal punto di vista vegetazionale, l'area è prevalentemente occupata da una estesa e quasi continua formazione di Phragmites australis, in parte inondata ed intersecata da canali e piccoli specchi d'acqua; la componente arboreo-arbustiva è fondamentalmente ridotta a nuclei spontanei di Sambucus nigra che occupano gli "alti topografici" della parte centro settentrionale dell'Oasi. Nei terreni più asciutti si distinguono anche piccole aree occupate da Rubus ulmifolius e da Phytolacca americana.
Una decina d'anni fa, parte dell'arginatura è stata interessata dalla messa a dimora di specie arboree ed arbustive autoctone, fra le quali: Acer campestre, Cornus sanguinea, Crataegus monogyna, Juniperus communis, Ligustrum vulgare, Prunus spinosa, Quercus ilex.